Alzheimer

La malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa, progressiva ed irreversibile, che colpisce il cervello. Nell’anziano, rappresenta la più comune forma di demenza, intesa come una progressiva perdita delle funzioni cognitive. Il morbo di Alzheimer influisce, infatti, sulle capacità di una persona di portare a termine le più semplici attività quotidiane, andando a colpire aree cerebrali che controllano funzioni come la memoria, il pensiero, la parola. L’esordio della malattia è spesso subdolo e sottovalutato. Mentre essa progredisce, però, l’individuo ha difficoltà a svolgere le normali funzioni quotidiane. Egli dimentica facilmente, in particolare eventi recenti e nomi di persone,e  sviluppa difficoltà di linguaggio. Tende a perdersi e può anche mostrare disturbi comportamentali.

Effetti dell'Alzheimer sul cervello

cervello di malato di alzheimer

Coltura batterica

PIASTRA DI PETRI di coltura batterica

Terapia : lo spazzolino

Lo spazzolino, il dentifricio e filo interdentale sono le armi per combattere questa malattia. È difficile a crederci ma potrebbero essere proprio questi gli strumenti per prevenire l’Alzheimer. Ciò perché l’insospettabile associazione tra la malattia neurodegenerativa e le infezioni gengivali sta trovando sempre più conferme.
Le ultime prove in suo sostegno arrivano da uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances che propone, già nel titolo, un’ipotesi ancora più spinta delle precedenti: il batterio Porphyromonas gingivalis che è responsabile delle gengiviti è indicato come una possibile causa diretta dell’Alzheimer.

Porphyromonas gingivalis

Lo scorso ottobre un articolo su PlosOne ha già preparato il terreno dimostrando che i patogeni P. gengivalis possono trasferirsi dalla bocca al cervello. In questo caso si osserva un aumento di placche beta-amiloidi e di processi neuroinfiammatori nel cervello. La ricerca però si conclude lasciando margine al dubbio: gli scienziati non possono assicurare che la migrazione dei batteri è la causa diretta della neuropatologia.

Oggi, invece, gli studiosi sostengono un possibile legame di causa ed effetto tra parodontite e Alzheimer.

Il nuovo studio sponsorizzato dalla start up biotech Cortexyme di San Francisco, fondata dalla psichiatra Stephen Dominy, che è il primo firmatario dello studio.

I ricercatori  osservano la presenza del batterio P.gengivalis nei 50 campioni di tessuto cerebrale di pazienti con Alzheimer deceduti. Inoltre  trovano il Dna dei microbi nel liquido cerebro-spinale di pazienti vivi.

Titolaz. antibiotica su coltura batterica

DISEGNO MICROSCOPIO INCONTRO BATTERI ANTIBIOTICO
DISEGNO MICROSCOPIO INCONTRO BATTERI ANTIBIOTICO

Enzima gingipain.

Ma non solo questo. Nel cervello di pazienti con Alzheimer si trovano tracce evidenti dell’enzima prodotto dal batterio chiamato gingipain nel 90% dei casi. A maggiori quantità dell’enzima corrispondono maggiori quantità della proteina tau e dell’ubiquitina, entrambe coinvolte nella malattia di Alzheimer. Un dato interessante: piccole tracce di gingipain e delle due proteine, tau e ubiquitina, sono rinvenute anche nei campioni di tessuto cerebrale di 50 persone anziane decedute che non avevano sofferto della malattia neurodegenerativa. Ciò dimostra, dicono gli autori, che le infezioni di P. gingivalis nel cervello non possono essere attribuite a una scarsa igiene orale dovuta alla distrazione dei pazienti affetti da Alzheimer. Si tratta piuttosto, dei primi segnali della malattia che impiega anni prima di svilupparsi.

Verso la soluzione

immagine di anziano felice

Questo l’esperimento che sconvolge le vecchie teorie sull’Alzheimer:

Per scoprire se i batteri sono all’origine dell’Alzheimer, gli scienziati hanno ricoperto le gengive di topi sani con P. gingivalis a giorni alterni per 6 settimane fino a provocare l’infezione.

Cosa è successo al cervello degli animali? I ricercatori osservano tre fenomeni significativi: il passaggio dei batteri dalla bocca al cervello, una consistente morte di neuroni e livelli della proteina beta-amiloide superiori alla norma.

Proseguendo gli esperimenti in laboratorio, gli scienziati  notano che gli enzimi gingipain danneggiavano la proteina tau favorendo la formazione dei grovigli tipici dell’Alzheimer.

La buona notizia , che se confermata aprirebbe la strada a una potenziale cura, è che il deleterio processo può essere bloccato. Somministrando ai topi un farmaco che inibisce l’azione di gingipain, il cervello viene ripulito dai batteri meglio di come farebbe un tradizionale antibiotico. Con conseguenze finora inimmaginabili: si riduce la produzione di beta-amiloide e si interrompe il processo neurodegenetivo salvando la vita ai neuroni dell’ippocampo.

«Questi dati – scrivono gli autori – suggeriscono che gli inibitori dei gingipain potrebbero essere preziosi per il trattamento della colonizzazione del cervello di P. gingivalis e della neurodegenerazione nella malattia di Alzheimer. I risultati di questo studio offrono la prova che P. gingivalis e gingipain nel cervello svolgono un ruolo centrale nella patogenesi dell’Alzheimer, fornendo un nuovo possibile scenario per il trattamento della malattia».

Gli scienziati sono al lavoro su un farmaco che ha come bersaglio terapeutico gli enzimi prodotti dal batterio. I primi test su nove volontari umani hanno dimostrato che il prodotto è sicuro e capace di migliorare le capacità cognitive. Uno studio più ampio dovrebbe partire a breve.