Quando non è possibile fare gli impianti per rimettere i denti?

La risposta : è sempre possibile. Non esiste una situazione nella quale non ci sia la possibilità di farlo.
Certo che la cosa più semplice per mettere gli impianti endoossei è di avere osso disponibile dove poter mettere la vite in titanio, cioè l’impianto.

condizione ossea ideale per poter fare impianti

disegno di condizione ossea ideale per impianti

Casi clinici speciali

Però in tutte le altre circostanze dove c’è la mancanza anatomica dell’osso basta che il chirurgo sappia cosa fare, per poter eseguire gli impianti. Vediamo quali sono questi casi e come si risolvono.
Il primo caso è un osso di spessore insufficiente. La prima tecnica chirurgica che mi permette di risolvere il problema è:

La rigenerazione ossea con membrana.

In questo caso aggiungo dell’osso nella parte mancante utilizzando osso di banca oppure osso del paziente prelevato in altra zona della bocca. Poi vado a ricoprire questa parte aggiunta con una membrana di sostanza organica riassorbibile o non riassorbibile. In questo caso servirà un ulteriore successivo intervento per rimuoverla. Creata così la condizione ossea ideale, l’impianto potrà essere inserito.

Osso insufficiente

disegno di cresta edentula insufficiente

Rigenerazione ossea

disegno di osso rigenerato con membrana

osso sufficiente

disegno di osso rigenerato con impianto

Espansione di cresta

Un altro modo per poter risolvere il problema di osso di insufficiente spessore è l’espansione di cresta. La tecnica chirurgica è anche chiamata split crest. E’ semplice da spiegare: se lo spessore è piccolo, s’infila una lama nella parte appuntita della cresta ossea e si distrae allargandola. Si crea una frattura così detta a legno verde, della punta ossea e questa aumenterà di spessore riuscendo così ad accogliere l’impianto. La lama che uso in questi interventi è una punta montata su un dispositivo ad ultrasuoni che agisce in maniera rapida ed indolore.

disegno di cresta in espansione di cresta
disegno di cresta espansa con lama in espansione di cresta
disegno di cresta espansa in espansione di cresta
disegno di impianto in espansione di cresta

Rialzo del seno mascellare

A volte a livello del mascellare, cioè dell’osso superiore della bocca, non c’è osso sufficiente per poter inserire degli impianti. In questi casi si ricorre ad una tecnica chirurgica detta grande rialzo del seno mascellare. Si va cioè a riempire di osso di banca o del paziente, la cavità aerea superiore all’osso mascellare. Questa cavità, detta seno mascellare, è tappezzata da una membrana respiratoria detta membrana di Sneijder. Si sposta delicatamente questa membrana e s’inserisce l’osso che aumentarà il volume e lospazio disponibile per l’impianto.

disegno di tecnica chirurgica di rialzo di seno
fumetto con impianti in rialzo di seno

Queste sono solo alcune tecniche chirurgiche che mi permettono di mettere impianti endoossei a chiunque possa volerlo.
In ogni caso, se vorrete mettere denti fissi su impianti, invece che protesi mobili o ponti, non abbiate timore di contattare chi, come noi, sarà in grado di assolvere alla vostra richiesta.

volumi crestali diminuiti parzialmente

Malattie sistemiche

Neanche le malattie generali rappresentano un ostacolo per poter ricevere gli impianti endoossei. Basta per prima cosa, curare la malattia in oggetto. Il discorso vale per le malattie come il diabete, nel qual caso è necessario aggiustare la glicemia con dieta, ipoglicemizzanti orali o insulina, ed anche per le altre malattie del connettivo come le collagenopatie,  o come nelle malattie autoimmuni quali l’artrite reumatoide e la sclerodermia. In linea generale nessuna malattia è una controindicazione assoluta, perfino le irradiazioni ossee derivanti da terapie radianti quali la radioterapia e terapie antitumorali come la chemioterapia.

Possiamo perciò sostenere con assoluta tranquillità che mettere gli impianti endoossei è sempre possibile, purchè ci si rivolga ad un professionista competente ed aggiornato e che metta al servizio del paziente tutte le sue conoscenze cliniche che si tramutino in risposte  attuabili praticamente al suo paziente “speciale”.